Desiderare non basta: tutto parte dalla mente
di Roberto Eusebio – Personal Trainer e Preparatore Fisico
C’è una grande differenza tra desiderare qualcosa e fare realmente in modo che quella cosa accada.
Tutti desideriamo.
Desideriamo un corpo migliore, più salute, più forza, più sicurezza. Desideriamo dimagrire, aumentare la massa muscolare, tornare in forma, sentirci nuovamente bene quando ci guardiamo allo specchio.
Ma quante persone trasformano davvero quel desiderio in un progetto?
È proprio qui che, secondo la mia filosofia, entra in gioco la mente.
Il desiderio è un pensiero. Il risultato è un comportamento.
Dire “vorrei cambiare” è semplice.
Decidere di cambiare significa invece accettare tutto ciò che quel cambiamento comporta.
Significa allenarsi anche quando l’entusiasmo iniziale è passato.
Significa imparare ad alimentarsi correttamente non per qualche settimana, ma costruendo nuove abitudini.
Significa avere pazienza quando il risultato non arriva alla velocità che avevamo immaginato.
Significa cadere, sbagliare e ricominciare.
Ed è proprio per questo che sostengo da sempre che la trasformazione fisica comincia nella mente molto prima di diventare visibile nel corpo.
La motivazione ti fa iniziare. La disciplina ti porta avanti.
Uno degli errori più comuni è aspettare di sentirsi motivati.
La motivazione è meravigliosa, ma è instabile.
Ci sono giorni in cui siamo carichi e giorni in cui non abbiamo voglia di fare nulla.
Se affidiamo il nostro obiettivo esclusivamente alla motivazione, il nostro percorso diventa inevitabilmente discontinuo.
La disciplina, invece, è diversa.
Essere disciplinati significa fare ciò che abbiamo deciso di fare anche quando sarebbe più comodo rimandare.
Ed è proprio questa capacità che l’allenamento può insegnarci.
Ogni volta che entriamo in palestra senza averne particolare voglia, ma completiamo comunque il nostro allenamento, stiamo allenando qualcosa di molto più importante di un muscolo.
Stiamo allenando la nostra mente.
La mente costruisce il corpo
In oltre trent’anni trascorsi nel mondo della Cultura Fisica ho imparato che dietro una vera trasformazione raramente c’è soltanto una buona scheda di allenamento.
Ci sono persone che conoscono perfettamente gli esercizi.
Sanno cosa dovrebbero mangiare.
Sanno che dovrebbero dormire meglio.
Sanno che dovrebbero essere costanti.
Eppure non cambiano.
Perché?
Perché sapere cosa fare e riuscire a farlo con continuità sono due cose completamente differenti.
È qui che il lavoro mentale diventa fondamentale.
Allenarsi significa imparare a governare l’impulsività, la pigrizia, le giustificazioni e quella voce interiore che continuamente ci suggerisce:
“Lo farò domani.”
Il problema è che il domani può diventare una vita intera.
Trasforma il “vorrei” in “ho deciso”
Esiste una frase che apparentemente cambia pochissimo, ma psicologicamente cambia moltissimo.
“Vorrei rimettermi in forma.”
Oppure:
“Ho deciso di rimettermi in forma.”
Nel primo caso esprimo un desiderio.
Nel secondo assumo una responsabilità.
E quando una persona prende veramente una decisione, comincia inevitabilmente a modificare i propri comportamenti.
Organizza il proprio tempo.
Trova lo spazio per allenarsi.
Impara a gestire meglio l’alimentazione.
Accetta qualche sacrificio.
Smette progressivamente di cercare scuse.
Perché l’obiettivo non è più qualcosa che sarebbe bello ottenere.
È diventato qualcosa verso cui sta andando.
Il corpo diventa la testimonianza delle tue scelte
Mi ha sempre affascinato questo aspetto della Cultura Fisica.
Il corpo difficilmente mente.
Nel tempo diventa la conseguenza visibile di moltissime piccole decisioni invisibili.
Un allenamento non cambia il tuo corpo.
Un pasto non cambia il tuo corpo.
Una notte dormita male non distrugge il tuo corpo.
Ma quando determinate azioni vengono ripetute centinaia e migliaia di volte, qualcosa inevitabilmente accade.
Le abitudini diventano risultati.
Ed è per questo che non bisogna ossessionarsi continuamente con il risultato finale.
Bisogna concentrarsi sul processo.
Allenamento dopo allenamento.
Pasto dopo pasto.
Giorno dopo giorno.
Il vero avversario spesso siamo noi stessi
Molte persone pensano che per cambiare serva trovare l’allenamento perfetto.
Naturalmente metodo, programmazione ed esperienza professionale sono fondamentali.
Ma esiste un ostacolo ancora più grande.
Noi stessi.
Le nostre paure.
Le nostre convinzioni limitanti.
Il continuo confronto con gli altri.
La paura di fallire.
La ricerca di risultati immediati.
La convinzione di essere ormai troppo vecchi.
Quante volte sentiamo dire:
“Alla mia età ormai…”
È una frase che considero particolarmente pericolosa.
Perché prima ancora di imporre un limite al corpo, lo abbiamo imposto alla mente.
Naturalmente a 50 o 60 anni non dobbiamo allenarci come a 20. Il corpo cambia e l’allenamento deve rispettarne fisiologia, recupero, storia clinica e capacità individuali.
Ma adattare non significa arrendersi.
Anzi, proprio con il passare degli anni diventa ancora più importante conservare forza, massa muscolare, mobilità e autonomia.
La Cultura Fisica è anche una scuola di vita
Per me la Cultura Fisica non è mai stata semplicemente costruire muscoli.
È qualcosa di molto più profondo.
Ti insegna che nessuno può fare le ripetizioni al posto tuo.
Un professionista può indicarti la strada.
Può evitare che tu perda anni commettendo errori.
Può programmare il percorso migliore per le tue caratteristiche.
Può motivarti, correggerti e accompagnarti.
Ma a un certo punto devi essere tu a sollevare quel peso.
Ed è esattamente ciò che accade nella vita.
Possiamo rice

