La mente sta nel corpo, il corpo sta nella mente

La mente sta nel corpo, il corpo sta nella mente

personal trainer milano

 

La mia filosofia della Cultura Fisica: costruire il corpo per educare la mente

di Roberto Eusebio – Personal Trainer e Preparatore Fisico-Atletico

 

“La mente sta nel corpo, il corpo sta nella mente.”
Non è soltanto una frase. È il modo in cui interpreto da sempre la Cultura Fisica, l’allenamento e, in fondo, la vita stessa.

Dopo tanti anni trascorsi nel mondo dell’allenamento, prima come atleta e poi come professionista, sono arrivato a una convinzione molto semplice: un corpo non si costruisce soltanto con l’allenamento. Si costruisce prima di tutto con la mente.

Possiamo conoscere perfettamente gli esercizi, l’alimentazione, le serie, le ripetizioni e le tecniche più sofisticate. Ma tutto questo, senza una mente capace di guidarci con costanza, disciplina e determinazione, rimane soltanto teoria.

È dalla testa che nasce la decisione di iniziare.
È dalla testa che nasce la forza di continuare.
Ed è sempre dalla testa che nasce la capacità di rialzarsi quando qualcosa non va come avevamo previsto.

Per questo il mio modo di intendere la Cultura Fisica va molto oltre l’estetica.


La Cultura Fisica non è semplicemente costruire muscoli

Oggi si parla moltissimo di fitness, spesso riducendolo a immagini, percentuali di grasso, addominali, centimetri e trasformazioni fisiche.

Io credo che la Cultura Fisica sia qualcosa di molto più profondo.

Significa imparare a conoscere il proprio corpo attraverso il movimento, lo sforzo, la fatica e la percezione di noi stessi.

Quando entriamo in palestra per allenarci, infatti, non portiamo con noi soltanto muscoli, tendini e articolazioni.

Portiamo le nostre preoccupazioni, le nostre paure, le nostre ambizioni, le nostre insicurezze, i problemi della giornata e ciò che desideriamo diventare.

E ogni volta che decidiamo di allenarci nonostante la stanchezza, ogni volta che completiamo qualcosa che pensavamo di non riuscire a fare, stiamo allenando qualcosa che non si vede allo specchio.

Stiamo allenando il carattere.


Tutto parte dalla mente

Il corpo esegue, ma la mente decide.

Quante volte sappiamo perfettamente ciò che dovremmo fare, ma non lo facciamo?

Sappiamo che dovremmo allenarci.
Sappiamo che dovremmo mangiare meglio.
Sappiamo che dovremmo dormire di più.
Sappiamo che dovremmo prenderci maggiormente cura di noi stessi.

Eppure conoscere la strada non significa necessariamente percorrerla.

Tra il sapere e il fare esiste una componente fondamentale: la volontà.

Ed è proprio qui che l’allenamento può diventare una straordinaria scuola di vita.

Quando programmiamo un obiettivo fisico importante sappiamo che non potremo raggiungerlo domani mattina.

Dovremo lavorare.

Dovremo aspettare.

Dovremo accettare momenti nei quali i risultati sembreranno fermarsi.

Dovremo affrontare giornate nelle quali avremo meno energia e meno motivazione.

Ed è proprio allora che iniziamo a comprendere una delle lezioni più importanti della Cultura Fisica:

la motivazione ti fa iniziare, ma è la disciplina che ti permette di continuare.


La disciplina: fare ciò che serve anche quando non ne hai voglia

La motivazione è meravigliosa, ma è instabile.

Ci sono giorni nei quali ci sentiamo invincibili e giorni nei quali vorremmo lasciare perdere tutto.

Se dipendessimo esclusivamente dalla motivazione, difficilmente costruiremmo qualcosa di importante.

Il corpo insegna invece la disciplina.

Un fisico non cambia perché abbiamo fatto un allenamento straordinario una volta.

Cambia attraverso centinaia di allenamenti apparentemente normali ripetuti nel tempo.

Ed è qui che nasce una mentalità completamente differente.

Impariamo che il risultato non appartiene necessariamente a chi parte più forte, ma spesso a chi riesce a rimanere costante più a lungo.

È una lezione che possiamo trasferire praticamente ovunque.

Nel lavoro.

Nello studio.

Nei rapporti personali.

Nei progetti.

Nelle difficoltà della vita.

Le grandi trasformazioni raramente avvengono attraverso un singolo gesto eroico. Sono quasi sempre il risultato di tante piccole azioni corrette ripetute abbastanza a lungo.


La resilienza nasce anche sotto un bilanciere

Esiste un momento durante un allenamento nel quale il corpo vorrebbe fermarsi.

La mente comincia a suggerirci:

“Basta.”

E proprio in quel momento impariamo a distinguere un vero limite da una semplice difficoltà.

Naturalmente allenarsi intelligentemente non significa ignorare il dolore o i segnali del corpo. Al contrario, significa conoscerli.

Ma significa anche comprendere che la difficoltà non è necessariamente un motivo per fermarsi.

A volte è semplicemente una fase del percorso.

La Cultura Fisica mi ha insegnato questo: non possiamo controllare tutto quello che accade nella nostra vita, ma possiamo lavorare sulla nostra capacità di reagire.

Cadere può capitare.

Fallire può capitare.

Dover ricominciare può capitare.

La vera domanda diventa:

“Cosa faccio adesso?”

È qui che l’allenamento smette di essere soltanto esercizio fisico e diventa educazione mentale.


Imparare ad aspettare in un mondo che vuole tutto subito

Viviamo nell’epoca dell’immediatezza.

Vogliamo risultati veloci, trasformazioni veloci, dimagrimenti veloci.

Ma il corpo non conosce le scorciatoie del mondo digitale.

Il corpo ha i suoi tempi.

Bisogna stimolarlo, nutrirlo, recuperare e ricominciare.

Settimana dopo settimana.

Mese dopo mese.

Anno dopo anno.

Questo processo insegna qualcosa che nella società moderna stiamo lentamente perdendo:

la capacità di aspettare lavorando.

Non aspettare passivamente.

Aspettare continuando a costruire.

Ed è una delle qualità che considero più importanti anche fuori dalla palestra.


Il corpo parla: dobbiamo imparare ad ascoltarlo

Esiste poi un altro aspetto della Cultura Fisica che considero fondamentale.

Quando mente e corpo rimangono connessi sviluppiamo una maggiore consapevolezza delle nostre sensazioni.

Chi conosce veramente il proprio corpo impara progressivamente a percepire quando qualcosa cambia.

Energia.

Forza.

Recupero.

Respirazione.

Qualità del sonno.

Fame.

Stress.

Mobilità.

Capacità di concentrazione.

Sensazioni durante lo sforzo.

Non significa diventare ossessionati da ogni piccolo segnale né sostituirsi al medico. Significa semplicemente imparare ad abitare consapevolmente il proprio corpo.

L’allenamento dovrebbe sviluppare questa capacità, non distruggerla.

Un vero percorso di Cultura Fisica non insegna soltanto a spingere.

Insegna anche quando spingere, quanto spingere e quando invece ascoltare.

Questa, con il passare degli anni, diventa una capacità ancora più preziosa.


Il corpo cambia. Anche la nostra mente deve saper cambiare.

A vent’anni possiamo permetterci errori che a cinquanta o sessant’anni possono avere conseguenze differenti.

Ed è proprio qui che l’esperienza assume valore.

La Cultura Fisica non dovrebbe essere una guerra permanente contro l’invecchiamento.

Dovrebbe diventare qualcosa di più intelligente:

la volontà di preservare ciò che siamo capaci di fare.

Mantenere forza.

Mantenere muscolatura.

Mantenere mobilità.

Mantenere autonomia.

Mantenere fiducia nelle possibilità del proprio corpo.

Con gli anni cambia quindi anche il significato dell’allenamento.

Da giovani possiamo allenarci soprattutto per costruire un corpo.

Più avanti comprendiamo che ci stiamo allenando anche per conservarlo.

E, soprattutto, per continuare a vivere attraverso quel corpo la vita che desideriamo.


Non allenarti per odiare ciò che sei. Allenati per scoprire ciò che puoi diventare.

Uno degli errori più grandi è considerare l’allenamento una punizione.

Allenarsi perché non ci piacciamo.

Allenarsi perché abbiamo mangiato troppo.

Allenarsi perché dobbiamo assomigliare a qualcun altro.

Questa non è la mia idea di Cultura Fisica.

Io credo che l’allenamento debba nascere da una domanda differente:

“Fin dove posso arrivare?”

È una domanda potentissima.

Perché sposta l’attenzione dal giudizio alla crescita.

Il confronto più importante non dovrebbe essere continuamente con gli altri.

Dovrebbe essere con noi stessi.

Con quello che eravamo ieri e con quello che potremmo essere domani.


Il fisico racconta una storia che non si vede

Quando osserviamo un corpo allenato vediamo il risultato finale.

Ma non vediamo tutto quello che c’è dietro.

Non vediamo le mattine nelle quali quella persona si è alzata senza voglia.

Non vediamo gli allenamenti difficili.

Non vediamo gli errori.

Non vediamo i periodi nei quali sembrava non cambiare nulla.

Non vediamo le rinunce, la pazienza, la disciplina.

Per questo, per me, un corpo costruito nel tempo non rappresenta soltanto muscoli.

Rappresenta una storia.

È la manifestazione esterna di centinaia di decisioni prese quando nessuno stava guardando.

Ed è forse questo uno degli aspetti più affascinanti della Cultura Fisica.

Il corpo rende visibile una parte del nostro carattere.


La mia filosofia: la mente sta nel corpo, il corpo sta nella mente

Ho scelto questa frase perché racchiude ciò in cui credo.

Non considero mente e corpo due mondi separati.

Quello che accade nella mente influenza il modo in cui viviamo il nostro corpo.

E ciò che facciamo con il corpo può influenzare profondamente il modo in cui percepiamo noi stessi.

Quando diventiamo fisicamente più forti spesso scopriamo anche una forza interiore che non sapevamo di possedere.

Quando impariamo disciplina nell’allenamento possiamo trasferirla nella vita.

Quando impariamo ad affrontare una difficoltà fisica impariamo che una difficoltà non significa necessariamente impossibilità.

Quando impariamo a rispettare il nostro corpo iniziamo, forse, a rispettare maggiormente anche noi stessi.

Per questo considero la Cultura Fisica una forma di educazione della persona.


Dopo oltre quarant’anni continuo a credere nella stessa cosa

In tanti anni di esperienza come atleta, Personal Trainer e Preparatore Fisico-Atletico ho visto cambiare mode, metodologie, attrezzi e filosofie di allenamento.

Ma una cosa non è mai cambiata.

Il risultato nasce dall’incontro tra conoscenza, costanza e volontà.

Un professionista può indicarti la strada.

Può programmare il tuo allenamento.

Può correggere gli errori.

Può aiutarti a comprendere il tuo corpo.

Può sostenerti nei momenti difficili.

Ma esiste una parte del percorso che nessun professionista potrà compiere al posto tuo.

Quella decisione quotidiana appartiene a te.

Ed è proprio lì che comincia la trasformazione.

Non soltanto del corpo.

Della persona.


Prenditi cura del contenitore della tua vita

Il nostro corpo è il mezzo attraverso il quale attraversiamo tutta la nostra esistenza.

Ci permette di lavorare.

Viaggiare.

Abbracciare.

Camminare.

Correre.

Amare.

Scoprire.

Cadere e rialzarci.

Eppure spesso iniziamo a prendercene veramente cura soltanto quando qualcosa smette di funzionare come prima.

Io credo che la Cultura Fisica dovrebbe insegnarci esattamente il contrario.

Prendersi cura del corpo quando stiamo bene per aumentare le probabilità di continuare a stare bene.

Non per inseguire ossessivamente la giovinezza.

Non per diventare tutti culturisti.

Ma per conservare più a lungo possibile forza, funzionalità e libertà.

Perché un corpo efficiente ci permette di continuare a esprimere ciò che abbiamo nella mente.


La mente sta nel corpo. Il corpo sta nella mente.

Questa è la filosofia che accompagna il mio lavoro e il mio percorso personale.

La Cultura Fisica mi ha insegnato che costruire un corpo significa inevitabilmente confrontarsi con la propria mente.

Con la pazienza.

Con la disciplina.

Con la paura.

Con il limite.

Con la determinazione.

Con la capacità di cadere e ripartire.

E forse il risultato più importante dell’allenamento non è quello che vediamo quando ci guardiamo allo specchio.

È ciò che siamo diventati per arrivarci.

Tutto parte dalla mente.

Il corpo è il luogo nel quale quella mente vive, agisce e attraversa il tempo.

Cerchiamo di averne cura.

Roberto Eusebio

Personal Trainer – Preparatore Fisico-Atletico
Oltre 40 anni di esperienza nella Cultura Fisica

“La mente sta nel corpo. Il corpo sta nella mente.”

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