Semaglutide-Wegovy, e Tirzepatide-Mounjaro: dimagrire sì, ma a quale prezzo?

Semaglutide-Wegovy, e Tirzepatide-Mounjaro, dopo i 40 e 50 anni: dimagrire sì, ma a quale prezzo per il muscolo e quindi il metabolismo?

 

Perdere peso non significa necessariamente dimagrire bene: dopo i 40/50 anni preservare massa muscolare, forza e metabolismo diventa una priorità

A cura di Roberto Eusebio – Personal Trainer e Preparatore Fisico-Atletico

Negli ultimi anni farmaci come semaglutide e tirzepatide hanno cambiato profondamente il trattamento farmacologico dell’obesità e del sovrappeso associato a determinate condizioni cliniche.

La semaglutide è il principio attivo utilizzato, con indicazioni e dosaggi differenti, in farmaci come Ozempic e Wegovy. La tirzepatide, commercializzata come Mounjaro, agisce invece sui recettori GIP e GLP-1.

I risultati sulla perdita di peso possono essere molto importanti.

Ma dopo oltre trent’anni trascorsi nel mondo dell’allenamento, del bodybuilding, della preparazione atletica e della trasformazione fisica, continuo a farmi una domanda che considero molto più importante del semplice numero indicato dalla bilancia:

Stiamo facendo perdere peso oppure stiamo facendo perdere grasso preservando il muscolo?

Sono due cose profondamente diverse.

E questa distinzione diventa, a mio avviso, ancora più importante dopo i 40 e soprattutto dopo i 50 e 60 anni.


Quello che vedo quotidianamente nelle persone che seguo

Mi capita sempre più frequentemente di allenare persone che stanno assumendo semaglutide o tirzepatide sotto controllo medico.

Molte arrivano entusiaste.

La bilancia scende.

I vestiti diventano più larghi.

La circonferenza addominale diminuisce.

Apparentemente tutto procede perfettamente.

Quando però cominciamo a guardare oltre la bilancia, attraverso la composizione corporea, l’aspetto muscolare, le prestazioni e la forza, il quadro può essere differente.

In alcuni soggetti osservo una perdita evidente non soltanto di grasso, ma anche di massa muscolare.

E questo può verificarsi nonostante io introduca un programma strutturato di allenamento con i pesi e venga prestata attenzione all’apporto proteico.

È proprio da questa esperienza professionale che nasce la mia riflessione.

Perdere 15, 20 o 30 kg non significa automaticamente aver ottenuto una composizione corporea migliore nella misura che immaginiamo.

Bisogna capire che cosa abbiamo perso.


Dopo i 40/50 anni cambia tutto

Questo è il punto sul quale voglio soffermarmi maggiormente.

Con l’avanzare dell’età il nostro apparato muscolare va incontro fisiologicamente a modificazioni progressive.

Massa, qualità e soprattutto forza muscolare possono progressivamente diminuire.

Quando questa perdita diventa significativa e si associa a una riduzione della funzione muscolare entriamo nel campo della sarcopenia.

È quindi più corretto dire che l’invecchiamento crea progressivamente le condizioni che possono favorire la sarcopenia, non che ogni persona sopra i 40 o 50 anni sia inevitabilmente sarcopenica.

Ma proprio per questo bisogna intervenire prima, non quando il problema è già evidente.

Dopo i 40/50 anni il muscolo diventa un patrimonio da difendere.

Questo concetto, nel mio metodo di lavoro, è fondamentale.

A 25 anni perdere qualche chilogrammo di massa magra durante un forte dimagrimento non è auspicabile.

A 50, 60 o 70 anni può diventare ancora più problematico, perché quella perdita si inserisce sopra un processo di invecchiamento muscolare che è già in corso.

Per questo considero insufficiente dire a una persona Over 50:

“Hai perso 15 kg, quindi il trattamento sta funzionando.”

Voglio sapere molto di più.

Quanto grasso hai perso?

Quanta massa magra hai perso?

La tua forza è aumentata o diminuita?

Come sono cambiate le tue prestazioni?

Come ti alzi da una sedia?

Come sali le scale?

Quanto riesci a sollevare?

Come sta cambiando la tua composizione corporea?

Sono queste le domande che dovrebbero accompagnare il numero sulla bilancia.


Semaglutide e tirzepatide fanno perdere anche massa magra?

La risposta è: può accadere e gli studi lo documentano.

Nel sottostudio sulla composizione corporea dello studio STEP 1, effettuato con DEXA, il trattamento con semaglutide 2,4 mg ha determinato una riduzione del peso corporeo di circa il 15%.

La massa grassa è diminuita del 19,3%, mentre la massa magra è diminuita del 9,7%.

È importante sottolineare che la perdita di grasso è stata proporzionalmente maggiore e che la composizione corporea complessiva è quindi migliorata.

Ma rimane un dato che, come preparatore fisico, considero estremamente importante:

in termini assoluti è diminuita anche la massa magra.


Anche con tirzepatide il problema merita attenzione

Nel sottostudio DEXA del SURMOUNT-1, con tirzepatide sono state osservate riduzioni medie di circa:

21,3% del peso corporeo,
33,9% della massa grassa,
10,9% della massa magra.

Circa il 75% del peso perso era costituito da grasso e circa il 25% da massa magra.

Quindi sarebbe sbagliato sostenere che questi farmaci facciano perdere prevalentemente muscolo.

Non è questo che dimostrano gli studi.

Fanno perdere soprattutto grasso.

Ma una quota della perdita può riguardare la massa magra.

Ed è proprio quella quota che io voglio cercare di limitare il più possibile.


Perché si perde muscolo?

Non perché questi farmaci siano semplicemente degli “ipoglicemizzanti”.

Il meccanismo è più complesso.

Semaglutide e tirzepatide modificano fortemente i meccanismi che regolano fame, sazietà e assunzione alimentare.

La persona ha meno fame.

Si sazia prima.

Mangia meno.

In alcuni casi molto meno.

Ed è proprio qui che può nascere il problema.

Quando creiamo un deficit energetico importante, soprattutto se il dimagrimento diventa molto rapido, l’organismo non utilizza esclusivamente il tessuto adiposo.

Una parte del peso perso può provenire anche dai compartimenti magri.

Il rischio dipende da numerosi fattori:

età, quantità di peso perso, rapidità del dimagrimento, massa muscolare iniziale, attività fisica, qualità dell’allenamento, apporto energetico, apporto proteico, recupero e condizioni cliniche del soggetto.


“Ma mangio tante proteine”: può non bastare

È un’obiezione che sento spesso.

“Roberto, sto assumendo abbastanza proteine.”

Benissimo.

Ma le proteine rappresentano soltanto una parte dell’equazione.

Se una persona riduce drasticamente le calorie perché non sente più fame, contemporaneamente perde rapidamente peso e non fornisce al muscolo uno stimolo meccanico sufficientemente efficace, aumentare semplicemente le proteine non garantisce automaticamente la conservazione della massa muscolare.

Per mantenere il muscolo dobbiamo creare un ambiente nel quale l’organismo continui ad avere una ragione per conservarlo.

E questa ragione si chiama soprattutto:

allenamento contro resistenza.


Dopo i 50 anni allenarsi con i pesi non è più soltanto estetica

Questa è una battaglia culturale che porto avanti da anni.

Ancora oggi molte persone associano i pesi esclusivamente al bodybuilding.

È un errore enorme.

Dopo i 40, 50 e 60 anni, un programma di allenamento contro resistenza correttamente costruito assume un valore che va molto oltre l’estetica.

Il muscolo rappresenta una vera riserva funzionale.

Contribuisce alla forza.

Alla stabilità.

All’autonomia.

Alla capacità di movimento.

Alla gestione del glucosio.

Alla salute metabolica.

Alla protezione dalle cadute e dalla fragilità.

E soprattutto ci permette di arrivare all’età avanzata mantenendo maggiore indipendenza.

Per questo dico spesso ai miei clienti:

non allenarti soltanto per il corpo che vuoi avere oggi. Allenati per il corpo che vorrai ancora poter utilizzare fra vent’anni.


Farmaco + dieta senza pesi: secondo me manca un pezzo fondamentale

Quando una persona utilizza un farmaco molto efficace nel ridurre l’appetito e il peso corporeo, io considero ancora più importante introdurre un programma specifico di allenamento contro resistenza.

Non significa semplicemente andare in palestra.

Non significa fare qualche macchina.

Non significa utilizzare pesetti leggeri per venti ripetizioni perché si hanno 50 o 60 anni.

Il muscolo deve ricevere uno stimolo allenante reale, naturalmente adattato alle capacità e alle eventuali patologie della persona.

Servono progressione, tensione meccanica, intensità adeguata, volume correttamente programmato e recupero.

Una meta-analisi pubblicata nel 2026 ha evidenziato che una quota del peso perso durante le terapie incretiniche può essere costituita da massa magra e che l’associazione con allenamento contro resistenza rappresenta una strategia importante per limitarne la perdita.

Per me questo è un concetto centrale:

più potente diventa lo strumento utilizzato per perdere peso, maggiore deve essere l’attenzione dedicata alla conservazione del muscolo.


Over 50: bisogna valutare rischi e benefici individualmente

Non credo abbia senso schierarsi ideologicamente “a favore” o “contro” semaglutide e tirzepatide.

Sono farmaci.

E come qualsiasi farmaco devono essere utilizzati quando esiste un’indicazione medica e quando il rapporto fra benefici e rischi è favorevole per quella specifica persona.

L’obesità stessa comporta importanti rischi per la salute.

Perdere una quantità significativa di grasso può produrre benefici metabolici e cardiovascolari importanti.

Quindi sarebbe sbagliato ignorare questi benefici.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato guardare esclusivamente alla perdita di peso.

Soprattutto dopo i 40/50 anni bisogna monitorare contemporaneamente ciò che accade al muscolo.

La domanda non dovrebbe essere:

“Quanti chili hai perso?”

Ma:

“Quanti chili di grasso hai perso e quanta massa muscolare sei riuscito a conservare?”

Questa, secondo me, è una visione molto più moderna del dimagrimento.


Attenzione anche alla forza, non soltanto alla massa muscolare

C’è inoltre un altro aspetto che considero importantissimo.

Non dobbiamo monitorare soltanto i chilogrammi di muscolo.

Dobbiamo monitorare anche la funzione del muscolo.

Una persona può modificare la propria massa muscolare, ma ciò che nella vita quotidiana farà veramente la differenza sarà la capacità di utilizzare quel muscolo.

Per questo nel mio lavoro osservo anche l’evoluzione della forza e delle prestazioni.

Se una persona perde 20 kg ma contemporaneamente diventa progressivamente più debole, per me esiste un segnale che merita attenzione.

Se invece perde prevalentemente grasso, mantiene il più possibile la massa muscolare e contemporaneamente conserva o migliora forza e capacità funzionale, allora il risultato assume tutt’altro significato.


E cosa succede quando il farmaco viene sospeso?

Anche questo è un problema che non possiamo ignorare.

Nell’estensione dello studio STEP 1, nell’anno successivo alla sospensione della semaglutide i partecipanti hanno recuperato mediamente circa due terzi del peso precedentemente perso.

Anche gli studi sulla tirzepatide mostrano un significativo recupero ponderale dopo l’interruzione in molti soggetti.

Questo ci fa comprendere un concetto essenziale.

Il farmaco può essere uno strumento terapeutico estremamente efficace, ma non elimina la biologia dell’obesità e non sostituisce automaticamente nuove abitudini alimentari, movimento e allenamento.

Ed è qui che secondo me dobbiamo ragionare in prospettiva.


Il problema non è soltanto riprendere peso: è COME lo riprendiamo

Questa è una delle questioni che personalmente considero più interessanti.

Immaginiamo una persona di 55 anni che perda una quantità importante di peso.

Se durante il percorso perde anche una quota significativa di massa muscolare e successivamente recupera parte del peso prevalentemente sotto forma di grasso, potrebbe ritrovarsi con una composizione corporea peggiore rispetto a quella che avremmo voluto ottenere.

Non significa che questo avvenga inevitabilmente.

Ma è uno scenario che dobbiamo cercare di prevenire.

Ed è proprio per questo che considero fondamentale costruire muscolo e forza mentre il peso sta scendendo, non pensarci soltanto dopo.


Perdere muscolo significa abbassare il metabolismo?

Anche qui bisogna evitare semplificazioni.

Il metabolismo non viene “spento”.

Quando perdiamo molto peso, il nostro organismo diventa più piccolo e necessita fisiologicamente di meno energia.

Inoltre può verificarsi un certo grado di adattamento metabolico.

La perdita di tessuti metabolicamente attivi può contribuire ulteriormente alla diminuzione del dispendio energetico.

Ma il concetto che voglio trasmettere è soprattutto pratico.

Se due persone perdono entrambe 20 kg, ma una conserva molto più muscolo dell’altra, non hanno ottenuto lo stesso risultato dal punto di vista della composizione corporea e della funzione fisica.

La bilancia dice -20 kg in entrambi i casi.

Il corpo racconta due storie completamente differenti.


Perché sono stati autorizzati questi farmaci e non altri peptidi?

È una domanda che mi viene posta spesso.

Il fatto che un peptide possa teoricamente aumentare GH, metabolismo, lipolisi o favorire il mantenimento muscolare non significa automaticamente che sia preferibile.

Un farmaco viene autorizzato quando esistono dati sufficientemente robusti riguardanti efficacia, sicurezza, qualità e rapporto beneficio/rischio.

Semaglutide e tirzepatide dispongono di grandi programmi di sperimentazione clinica.

Altri peptidi utilizzati o proposti nel mondo fitness, invece, non dispongono necessariamente dello stesso livello di evidenza sulla sicurezza e sull’efficacia a lungo termine.

Per questo non ritengo corretto proporre sostanze non approvate come alternativa semplicemente perché, teoricamente, potrebbero preservare maggiormente il muscolo.

La strada corretta è un’altra:

utilizzare gli strumenti medici quando realmente indicati e contemporaneamente migliorare sempre di più le strategie per preservare la massa muscolare.


Il Metodo Eusebio: non voglio semplicemente farti pesare meno

È questo il principio che applico alle persone che seguo.

Se un cliente utilizza semaglutide, tirzepatide o un’altra terapia prescritta dal proprio medico, io non intervengo sulla terapia farmacologica.

Quello è compito del medico.

Il mio compito è un altro:

cercare di preservare quella straordinaria macchina metabolica e funzionale rappresentata dal muscolo.

Per questo il mio approccio prevede, quando appropriato:

  1. valutazione iniziale della composizione corporea;
  2. monitoraggio periodico di massa grassa e massa magra;
  3. valutazione dell’andamento della forza;
  4. allenamento contro resistenza realmente personalizzato;
  5. progressione dei carichi compatibile con età e condizioni fisiche;
  6. attenzione all’apporto proteico e nutrizionale insieme ai professionisti competenti;
  7. controllo della velocità con cui sta avvenendo il dimagrimento;
  8. attenzione particolare agli Over 40, 50 e 60;
  9. costruzione di abitudini che possano essere mantenute nel tempo;
  10. preparazione del soggetto non soltanto al dimagrimento, ma soprattutto al mantenimento.

Il peso è un numero. Il muscolo è patrimonio.

Questo è probabilmente il messaggio più importante di tutto l’articolo.

Dopo i 40 anni e ancora di più dopo i 50 e 60, non possiamo permetterci di considerare la massa muscolare qualcosa di puramente estetico.

Il muscolo è patrimonio.

Un patrimonio che abbiamo costruito durante la nostra vita e che dobbiamo cercare di conservare mentre invecchiamo.

Se una terapia ci permette di perdere una grande quantità di grasso e migliorare importanti parametri di salute, può rappresentare un enorme vantaggio.

Ma contemporaneamente dobbiamo fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per proteggere muscolo e forza.

Per questo non mi interessa soltanto sapere quanto pesavi prima e quanto pesi oggi.

Mi interessa sapere che corpo avevi prima e che corpo stiamo costruendo adesso.


La mia conclusione dopo oltre 30 anni di esperienza

Ho visto passare mode alimentari, integratori, sistemi di allenamento e farmaci presentati ogni volta come la nuova soluzione definitiva al problema del sovrappeso.

La tecnologia cambia.

La fisiologia umana molto meno.

E un principio continua a rimanere valido:

un corpo metabolicamente e funzionalmente efficiente ha bisogno del muscolo.

Semaglutide e tirzepatide possono rappresentare strumenti terapeutici molto efficaci per persone correttamente selezionate dal medico.

Ma soprattutto dopo i 40, 50 e 60 anni, ritengo indispensabile affiancare alla perdita di peso un’attenta strategia di conservazione della massa e della funzione muscolare.

Non dobbiamo scegliere tra farmaco e allenamento.

Quando il farmaco è clinicamente indicato, dobbiamo domandarci come utilizzare alimentazione, allenamento contro resistenza, monitoraggio e stile di vita per ottenere il miglior risultato possibile.

Perché il vero successo non è vedere la bilancia scendere velocemente.

È arrivare alla fine del percorso con:

meno grasso, più salute, più forza e quanto più muscolo possibile.

Questo è, per me, dimagrire nel modo giusto.

Roberto Eusebio
Personal Trainer e Preparatore Fisico-Atletico
Campione Nazionale Assoluto di Body Fitness
Oltre 30 anni di esperienza nell’allenamento e nella trasformazione fisica

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce la valutazione del medico. Semaglutide e tirzepatide sono medicinali soggetti a prescrizione; indicazione, dosaggio, prosecuzione o sospensione della terapia spettano al medico.

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