# SPORT E DISABILITÀ

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- Published: 2020-11-06T14:05:04+01:00
- Author: Roberto Eusebio

## SPORT E DISABILITÀ

**Salvatore Spitaleri**

Personal Trainer – (Atleta di Roberto Eusebio)

Tel.. +39 349 2170877

Mail: [spitaleri42@gmail.com](https://eusebio.pro/sport-e-disabilita/spitaleri42@gmail.com)

 
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### **SPORT E DISABILITÀ**

 
 Sport: benefici generali È ormai noto che praticare sport porta molti vantaggi
e benefici per il corpo e per la mente. Lo sport aiuta a diventare più forti non
solo fisicamente ma anche mentalmente. Fare sport aiuta a proteggere la propria 
salute, prevenendo il declino muscolare e osseo, mantenendo attivo il metabolismo,
e contribuendo ad alleviare piccole patologie come disturbi gastrici o cefalee. 
Durante l’attività fisica il nostro corpo secerne le endorfine, sostanze chimiche
prodotte dal nostro cervello che stimolano positivamente l’organismo, aumentando
la tolleranza al dolore e riducendo i livelli di stress e di ansia. È da ricordare
infatti l’importanza dello sport non solo per il nostro corpo, ma anche per quanto
riguarda il nostro equilibrio mentale ed emotivo: grazie all’attività sportiva è
possibile staccare dalla quotidianità, ricaricare le energie e concentrare l’attenzione
sul proprio corpo.

## SPORT E DISABILITÀ

Lo sport allena alla determinazione, determinazione a cui conseguono maggiore autostima,
fiducia in sé stessi e ottimismo. Sin dall’infanzia lo sport è una parte fondamentale
per lo sviluppo fisico e sociale dell’individuo. Attraverso lo sport è possibile
conoscere profondamente il proprio corpo, le proprie potenzialità come i propri 
limiti. Allena la capacità di orientarsi nello spazio, ma non solo: ogni attività
sportiva riassume in sé un’esperienza di gioco, movimento, agonismo e vita di gruppo,
dunque abitua ad acquisire le regole e i modi della relazione con l’altro e con 
il gruppo. Aiuta a formare la propria personalità, ad imparare a gestire i conflitti,
a dare del proprio meglio. Dai tempi antichi, lo sport ha un fortissimo valore educativo
per l’individuo e per la società.
 Sport e disabilità: i benefici dell’attività 
motoria Lo sport può essere di grande aiuto in modo particolare per le persone con
disabilità, sia per quanto riguarda il lato fisico che quello emotivo/sociale. Le
persone con disabilità subiscono pesanti modificazioni della propriocezione, della
esterocezione e delle sensazioni di piacere e dolore.

## SPORT E DISABILITÀ

L’unità psicofisica può essere affinata attraverso lo sport, che propone una nuova
integrazione di mente e corpo. Conoscere il proprio corpo per la persona con disabilità
può portare miglioramenti sul piano:

 * Fisico: aumenta la forza muscolare, l’equilibrio, la coordinazione motoria

 * Cognitivo: attraverso la conoscenza del proprio corpo, dello spazio e del tempo
   aiuta a migliorare l’orientamento

 * Psicologico: insegna a superare la fatica, a lavorare sugli obiettivi, ad esercitare
   l’autocontrollo, sprona all’impegno producendo uno stato di soddisfazione generale

 * Socio-educativo: promuove la collaborazione e la comunicazione interpersonale,
   educa al rispetto dell’avversario, facilitando l’aggregazione e l’integrazione

## SPORT E DISABILITÀ

Lo sport infatti, rinforzando il tessuto muscolare, favorisce una maggiore sicurezza
nei movimenti, e in tanti casi contribuisce a promuovere l’autonomia delle persone
con disabilità, favorendone l’inclusione sociale. In patologie come l’autismo, l’attività
sportiva può realmente rappresentare un fattore di miglioramento della qualità della
vita. La pratica regolare contribuisce ad incrementare l’autostima, riduce lo stato
di agitazione cronica e diminuisce l’insonnia, favorisce l’apprendimento e la socializzazione.
Per le persone con sindrome di Down, e non solo, praticare attività motoria aiuta
a prevenire il sovrappeso, mentre riduce la possibilità dei blocchi nelle persone
malate di Parkinson. Lo sport dona benessere al nostro corpo, e psicologicamente
aiuta ad avere fiducia in se stessi, nelle proprie capacità, a creare una reale 
autostima. Praticare attività motoria facilita il confronto, il contatto con l’altro,
favorisce la socializzazione e aiuta a costruire rapporti di amicizia. Serve anche
a sensibilizzare la società, ad abbattere i pregiudizi, a fare ragionare sulle reali
difficoltà che i disabili incontrano nella vita quotidiana.
 I Giochi Paraolimpici:
breve storia

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L’inserimento di persone diversamente abili in un contesto sportivo risale ad un
periodo relativamente recente. Il primo a concepire l’importanza dello sport nella
riabilitazione fisica e sociale fu il neurochirurgo Sir Ludwig Guttmann. Nelle vicinanze
di Londra, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu costruito un centro di riabilitazione
per giovani appartenenti alle forze armate che avessero riportato lesioni midollari
a seguito della guerra. Guttmann introdusse lo sport competitivo come parte integrante
della riabilitazione. Lo stesso Guttmann nel 1948, a Stoke Mandeville, organizzò
i primi giochi per atleti disabili; quattro anni dopo agli atleti inglesi si affiancarono
gli atleti norvegesi. Questa è la nascita ufficiosa del Movimento Paralimpico. Nel
1960 a Roma furono ufficialmente introdotti i Giochi Paraolimpici, a cui ora molti
atleti aspirano a partecipare. La parola Paraolimpico nasce inizialmente unendo 
le parole paraplegic e olympic; più avanti, con l’inclusione di altri tipi di disabilità
e la sempre più stretta unione con il Movimento Olimpico, è venuta a significare
la combinazione delle parole parallel e olympic.

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La Carta Internazionale per l’Educazione Fisica e lo Sport del 21 Novembre 1978 
dichiara che:
 “Ogni essere umano, uomo, donna, bambino in età prescolare, persona
anziana, ha il diritto fondamentale di accedere all’educazione fisica e allo sport,
dimensioni indispensabili per lo sviluppo della personalità, delle attitudini, della
volontà e della padronanza di sé a livello intellettuale e morale. La continuità
dell’attività fisica e della pratica dello sport devono essere assicurate per tutta
la vita, per mezzo di un’educazione permanente, globale e democratizzata, per favorire
la piena integrazione di ciascuno all’interno della società.”

###  Sport e disabilità: riflessioni

Rispetto agli anni passati sono stati fatti passi avanti in questo ambito, e le 
persone con disabilità riescono ad affermarsi e a spingere la società a considerarli
non solo per i loro limiti, ma anche per le potenzialità. Sport in questo caso significa
dunque inclusione, abbattimento delle barriere e dei pregiudizi. Può capitare che
un’eccessiva apprensione porti ad un atteggiamento iperprotettivo nei confronti 
della persona con disabilità; e questo è un errore, perché non aiuta il disabile,
ma lo ostacola nell’espressione del suo potenziale e riduce la sua capacità di autonomia.
Lo sport spinge l’atleta ad un costante miglioramento, a misurarsi con le proprie
potenzialità, a risolvere i problemi, ma soprattutto a porsi degli obiettivi, e 
a sapere come raggiungerli grazie alla conoscenza di se stesso e all’autoconsapevolezza.
Gli atleti con disabilità non praticano sport come fisioterapia, ma vivono a pieno
ogni lato dell’attività sportiva nelle sue caratteristiche ludico-agonistiche.

## SPORT E DISABILITÀ

Ogni allenamento o competizione è un’occasione per vincere i propri limiti, per 
esprimere il proprio potenziale sfruttando al meglio le proprie possibilità. Come
purtroppo accade molto spesso e in molti ambiti, il mondo contemporaneo può spingere
a pensare che il valore dello sport consista nella competitività e nel prevalere
sull’altro. Ma il vero atteggiamento sportivo, gli atleti lo sanno, consiste nel
misurarsi innanzitutto con le proprie capacità e i propri limiti, nel rispetto di
noi stessi e dell’altro.
 Riportando alcune parole di Alex Zanardi: “Ognuno di noi
ha un proprio potenziale, possiede un mazzo di carte che il destino ci ha dato in
dote e che attraverso l’allenamento e la preparazione migliora ma quando la gara
inizia, quando si gioca, dobbiamo essere consci del fatto che l’obiettivo è fare
il nostro meglio, non ottenere il miglior risultato assoluto”.

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Gli avversari non sono gli altri, ma i nostri stessi limiti, e la vera vittoria 
non è tanto il risultato ma l’impegno che mettiamo nel vivere la competizione a 
fondo ma con consapevolezza, nel migliorare, imparando ad accettare ciò che siamo
e a prendercene cura.

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