# ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

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- Published: 2017-12-14T11:29:30+01:00
- Author: Roberto Eusebio

# 󠀁[ANSIA ATTACCHI DI PANICO](https://eusebio.pro/wp-content/uploads/2017/12/ANSIA_ATTACCHI_DI_PANICO-1.pdf)󠁿

 
 ANSIA E ATTACCHI DI PANICO – È sempre più elevato il numero di persone che in
Italia soffre di **attacchi di panico**. Ad oggi si stimano, infatti, più di 600.000
persone che, quando devono affrontare situazioni particolari, come l’auto, l’aereo,
luoghi affollati (es. il supermercato), luoghi isolati (es. l’ascensore)…. ecc.,
vanno letteralmente in tilt, scoprendosi spaventati, senza un motivo oggettivo, 
se non la paura della crisi. Tale patologia può essere riscontrata anche nella popolazione
sportiva (talvolta anche in atleti di alto livello). Questi soggetti manifestano
il proprio “malessere” attraverso una diffusa sintomatologia fisica e psicologica.

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I sintomi che possono comparire sono:
 • difficoltà di respirare; • palpitazioni;•
dolori al torace o senso di malessere; • sensazioni di soffocamento; • vertigini;•
sudorazione; • vampe di calore; • tremore; • paure legate a certe situazioni; • 
ansia incontrollabile; • sensazione di irrealtà; • intorpidimento. In altri termini,
le persone hanno paura di impazzire, o di avere un attacco cardiaco, o che qualcuno
le scopra malate. E’ un sentimento molto angosciante e fonte di grande tormento,
per chi ne soffre. Il rischio in questi casi è di vivere confinati in casa, sempre
più limitati nella propria attività, ma anche in balia di una pastiglia, tenuta 
vicino e assunta ripetutamente in caso di bisogno. Ma la paura di essere scoperti
resta immutata, non basta sapere di avere questo problema per risolverlo o tenerlo
sotto controllo.

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In questi casi gli esami medici sono sempre regolari, non giustificano la paura 
ad esempio di non poter più respirare, o di aver un infarto, o comunque di morire.

Solitamente è molto lungo il percorso che porta a comprendere la natura emotiva 
di questo problema. Il ricorso esclusivo ai medici, alle pastiglie, alle gocce, 
è sicuramente più semplice nonché indispensabile nelle urgenze o in situazioni particolari,
ma non serve ad eliminare i motivi più profondi che si nascondono dietro a questi
sintomi. Certo non è facile accettare di avere un problema di natura psicologica,
perché spesso problema psicologico suona come sinonimo di “pazzia”, pur essendo 
qualcosa di diverso. A tutti può capitare di essere in difficoltà nel risolvere 
un conflitto, o nel prendere certe decisioni, o nel portare avanti determinate scelte.

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Ci sono momenti in cui si è in crisi e non sempre si riesce a risolvere la crisi
da soli, in tempi ragionevoli.
 Per fare alcuni esempi, è noto che situazioni di
grande tristezza fanno sentire il nodo alla gola, o che le situazioni d’esame possono
suscitare le palpitazioni. In questi casi conosciamo la causa del problema e sappiamo
che passerà presto. E’ importante quindi sapere che anche gli attacchi d’ansia, 
o di panico, sono guaribili. Solitamente, come negli esempi citati, i disturbi d’ansia
nascondono altri problemi, o difficoltà. Emblematico in particolare è notare che
queste persone, a fianco di pensieri rimuginati presentano emozioni esplosive/ipnotizzate.

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Ne derivano pensieri che non si possono sentire ed emozioni che non possono essere
comprese e significate.
 Con la nascita del sintomo, inizia la ricerca di un’autoterapia,
ad esempio leggendo serie infinite di libri o pazientando di giorno in giorno. Questa
ricerca affannosa sembra non avere mai fine, fino alla rottura del sentimento di
autonomia, con l’irruzione di vincoli di dipendenza, all’interno di relazioni intense
e faticose da reggere. Talvolta l’esordio è successivo a eventi realmente pericolosi,
sentiti come mortiferi, ma la sensazione poi dilaga in modo imprevedibile. In questi
casi è opportuno seguire una psicoterapia, che può aiutare la persona a capire e
a risolvere l’origine particolare del suo sintomo. E prima si interviene, prima 
è possibile trovare una soluzione.

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I risultati dimostrano che in disturbi come questo la collaborazione medico – psicologo
è fondamentale per guarire. In fondo è un disturbo di questo tempo, di questa età
moderna, così complessa, così frenetica, così amante delle magiche soluzioni, a 
volte così difficile da vivere.
 Riflessioni sull’ansia Introduzione sul fenomeno
dell’ansia del fenomeno dell’ansia si sono occupati sia i clinici che gli sperimentalisti,
tra i primi ricordiamo Freud a cui risale la prima formulazione sulla natura dell’ansia;
in seguito, Pavlov, Watson e Miller e poi Cattel che se ne è occupato in ambito 
psicometrico. Tra i primi analisti Horney, Fromm e Sullivan hanno sviluppato il 
problema dell’ansia in una prospettiva sociale. Secondo Horney l’ansia di base consiste
nella sensazione che un individuo ha di essere isolato ed impotente in un mondo 
potenzialmente ostile. Fromm collega l’ansietà alle esperienze di isolamento che
sono conseguenti ai mutamenti sociali realizzati con lo sviluppo economico e politico.

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I progressi nella nostra società hanno contribuito all’alienazione dell’individuo:“
se uno sente che il proprio valore non è costituito propriamente delle qualità umane
che possiede ma dal proprio successo, nella competizione di mercato la propria autostima
è destinata ad essere scossa e necessita di essere continuamente confermata da parte
degli altri”.
 L’ansietà è quindi uno stato che deriva dalla constatazione di non
poter soddisfare le proprie esigenze in modi socialmente accettabili. In passato
Klein, Sitz, Winnicot e Bowlby hanno analizzato le reazioni di angoscia connesse
al rapporto del bambino con la madre, in particolare Bowlby ha studiato l’ansietà
del bambino nelle prime fasi di sviluppo ed ha rilevato come essa insorga ogni qual
volta egli avverte una possibilità di separazione dalla propria figura di attaccamento.
Studi sperimentali hanno evidenziato che le reazioni di ansia possono essere indotte
ed acquisite. Pavlov, utilizzando come stimoli condizionanti delle figure geometriche
la cui forma veniva gradualmente alterata (un ellisse si trasformava in un cerchio
a cui l’animale era stato precedentemente condizionato) riuscì ad indurre ai suoi
cani da laboratorio delle nevrosi sperimentali, nevrosi che egli accomunò a quelle
di alcuni uomini che non distinguono tra stimoli neutri e stimoli significativi 
e che si spaventano per oggetti o situazioni che in passato erano loro del tutto
indifferenti.

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Nel linguaggio comune in genere non si è soliti distinguere tra ansia, paura, panico
ed angoscia. Più specificatamente, per ansia si intende uno stato emotivo legato
ad eventi, emozioni interne conflittuali. La paura è uno stato emotivo legato ad
un evento specifico. Il panico è uno stato emotivo di tensione ansiosa acuta. L’angoscia
è uno stato di ansietà elevata con accenti depressivi.
 Quadro di realtà ambientale
operante sul soggetto Fatti ambientali inducono il soggetto a ritenere che fuori
del suo campo di conoscenza, stia svolgendosi qualche cosa di pericoloso per lui.
Ne consegue il ben noto stato di insicurezza che in tutte le terminologie si chiama
ansia. Quadro sintomatologico dell’ansia Occorre tenere presente che lo psichismo
è un’energia conoscitiva, emotiva, affettiva, operativa. Tale energia è articolata
non solo nelle diverse difficoltà e nelle diverse loro funzioni, ma anche in numerose
tendenze. Il quadro dei sintomi si presenta come una vera e propria forza che si
giova di tutto l’apparato nervoso e muscolare con le relative sensazioni interiori
e cinestesiche. E’ perciò una forza volitiva ed operativa articolata in una apparente
pluralità di mezzi con cui realizzare la forza nei vari tipi della stessa.

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Colui che è danneggiato da vulnerabilità interna, come abbiamo visto, tende ad ampliare
il valore effettivo dei fatti; perciò sta all’erta con eccesso e si allarma facilmente
nella situazione sopra trattata, non essendo nota la consistenza del pericolo in
quanto esso dipende da un’azione che si sta sviluppando ed organizzando fuori dal
campo di conoscenza del soggetto stesso; le forze operative non possono quindi entrare
in azione come, invece, lo possono, con intensità esagerata, le forze intellettuali,
chiamate ad esplorare i fatti che hanno determinato l’allarme e le loro correlazioni
per cercare di identificare la consistenza del pericolo.

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Avremo quindi la seguente situazione:
 • Intelligenza: iperattività. Tale iperattività,
come poco fa accennato, è determinata dalla necessità di esplorare i fatti che hanno
determinato l’allarme. • Sentimento: emozione consistente appunto nella sensazione
di insicurezza od ansia che dir si voglia. • Volontà: nulla, poiché fin tanto che
non nota la consistenza dell’azione avversaria, la volontà non può agire. • Sistema
nervoso: ipertensione: E’ determinata dall’iperattività dell’intelligenza che sta
scrutando e che imprime un ritmo serrato che si estende a tutte le innervazioni,
tendendo in misura eccessiva il Sistema Nervoso Centrale. • Cuore: tachicardia è
correlativa dell’emozione di insicurezza, ma è necessaria anche per realizzare una
maggiore irrorazione sanguigna del cervello che ne ha bisogno in corrispondenza 
all’iperattività dell’intelligenza. • Respirazione: ritmo accelerato in zona prossima
all’espirazione. Quadro Psicosomatico dell’ansia Poiché tutto quanto accade nel 
cervello ha degli echi nella nostra persona, il fenomeno che ha investito la zona
corticale si estende con la stessa potenza alla zona subcorticale e da qui si dirama,
alterando tutto il rispettivo funzionamento, verso tutte le funzioni fisiologiche
e verso tutti gli organi sconvolgendoli. Circuito in feed-back dell’autopotenziamento
dei sintomi psichici somatici dell’ansia Stimolo Emotivo Originario Recettori Corticali
Centri Vegetativi Ipotalamici Organi Periferici a Innervazione Vegetativa La reazione
sfocia a livello fisiologico con una sintomatologia molto variabile:

 

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• Palpitazione
 • Tachicardia • Aritmia • Disturbi a livello visivo • Disturbi a
livello uditivo (es. ronzii) • Disturbi a livello dell’apparato respiratorio (es.
dispnea) • Disturbo della circolazione a livello psichico (vasocostrizione in relazione
all’alterazione del sistema ortosimpatico) • Sudorazione • Astenia • Rossori e pallori•
Insonnia legata ad ansia propriamente detta (non riuscire a prendere sonno) • Insonnia
legata ad angoscia (ansia depressiva) consiste nell’addormentarsi normalmente per
poi svegliarsi generalmente nelle prime ore del mattino e non riuscire più a prendere
sonno • Ipersonnia depressiva (dormire per un periodo molto prolungato dalle 12 
ore in poi) • Tremori (soprattutto mani e gambe) • Scoordinamento motorio • Tremori
del tono vocale • Balbuzie • Scarsa concentrazione • Infiammazione muscolare • Cefalee•
Tic Tecniche di intervento I disturbi ansiosi, possono essere affrontati su due 
versanti: a) con la tecnica psicoterapeutica b) con tecniche di rilassamento, meglio
se le due tecniche vengono integrate. Per quanto riguarda le tecniche di rilassamento
il Training Autogeno è particolarmente adatto e da ottimi risultati. A seconda delle
situazioni, possono essere utilizzate altre tecniche, quali: • Desensibilizzazione
Sistematica • Modellamento • Arresto del pensiero • Addestramentoall’auto-istruzione•
Bio-feedbak ed altre ancora In che consiste la psicoterapia Si può definire un processo
sistematico che si riferisce ad una serie di esperienze cliniche i cui concetti 
sono comprensibili operativamente.

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La sua prassi si riferisce ad un modello al quale confrontarsi che viene applicato
dal terapeuta in modo flessibile ai singoli casi. Il modello scelto dipende dalle
caratteristiche di scelta accademica del terapeuta. Personalmente credo che la bontà
della terapia non derivi dall’orientamento prescelto, ma dall’applicazione dello
stesso, quindi che l’approccio sia ghestaltico, rogersiano, cognitivista, psicoanalitico,
freudiano, junghiano, ret, transazionale, psicosintesi, psicosomatico, bioenergetico
e quante altre, ogni approccio è ottimo e va bene.
 Trattamento psicologico breve
nel disturbo da attacchi di panico Premessa L’interesse per i Disturbi d’Ansia e
di Panico è aumentato notevolmente negli ultimi anni ed è riconosciuto come uno 
tra i più frequenti motivi di consultazione specialistica nell’ambito dei problemi
psicologici.

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Il Disturbo da Attacchi di Panico interessa dal 2 al 6% della popolazione, è più
frequente nelle donne e molto spesso insorge in età giovanile. Pur senza rifarsi
a dati epidemiologici ufficiali, si può sostenere con tutta tranquillità che la 
consultazione per problemi d’ansia e di panico è tra quelle più frequenti che spingono
l’individuo a consultare il medico di base. Inoltre, da una parte, molti soggetti
con problemi di ansia presentano al medico una lista numerosa con altri problemi(
cefalea, insonnia, dispnea, tachicardia, …), dall’altra numerose persone non consultano
alcun medico ed a volte intraprendono la strada di tentativi eterogenei di “autoterapia”.
Il disturbo d’ansia acuto diventa motivo di consultazione ad un grado medio o elevato
di intensità, quando il soggetto ha fallito i propri tentativi di gestione dei sintomi.
Ad una elevata intensità, come è facile immaginare, vi è una quasi totale compromissione
della vita di relazione e della autonomia personale. I disturbi d’ansia acuta possono
essere distinti sulla base dei sintomi o della specifica compromissione che essi
causano. Nel DSM IV (A.P.A., 1994) sono elencati i seguenti disturbi che possono
coesistere con un disturbo di ansia acuta e panico negli adulti:

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• attacchi di panico con agorafobia;
 • fobia semplice; • ansia sociale; • disturbo
ossessivo compulsivo; • ansia generalizzata; • depressione maggiore; • disturbo 
da somatizzazione; • disturbo post traumatico da stress. In questo lavoro verrà 
trattato soltanto il disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia con un
interesse prevalentemente applicativo per le procedure di trattamento psicologico
a breve termine. Caratteristiche della sindrome da attacchi di panico con o senza
agorafobia Il disturbo da Attacchi di Panico con o senza Agorafobia è caratterizzato
dai seguenti sintomi come variamente presenti nel DSM IV:

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• palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia;
 • sudorazione; • tremori fini o grandi
scosse; • dispnea o sensazione di soffocamento; • sensazione di asfissia; • dolore
o fastidio al petto; • nausea o disturbi addominali; • sensazioni di sbandamento,
di instabilità, di testa leggera o di svenimento; • derealizzazione (sensazione 
di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi); • paura di 
perdere il controllo o di impazzire; • paura di morire; • paraestesie (sensazioni
di torpore o di formicolio) brividi o vampate di calore; • ansia relativa all’essere
in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile allontanarsi o ricevere aiuto.

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Il disturbo da panico può essere associato ad altri disturbi in comorbilità come
ad esempio: depressione, ansia sociale, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo 
da somatizzazione, disturbo da ansia generalizzata, disturbo post traumatico da 
stress. Possono naturalmente essere presenti alcuni tratti di personalità più frequenti
di altri o anche veri disturbi di personalità come quello Evitante, Dipendente, 
Borderline.
 Concettualizzazione del disturbo Nel periodo precedente al primo attacco
di panico i pazienti hanno frequentemente sperimentato un livello di stress elevato,
ma accompagnato da un atteggiamento di minimizzazione rispetto ai problemi contingenti.
I soggetti spesso riferiscono problemi familiari, di lavoro, cambiamenti importanti
nella qualità della vita o nella generale organizzazione familiare, frustrazioni
o relazioni particolarmente impegnative, o altre situazioni “normalmente” caratterizzate
da stress. I pazienti con attacchi di panico minimizzano questi antecedenti sulla
base di una probabile assunzione personale attinente alla propria insensibilità 
o immunizzazione a tali situazioni. In sostanza non prendono le dovute precauzioni
consistenti nel riorganizzare il proprio generale atteggiamento così da rispondere
ai problemi senza però esaurire le proprie energie.

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Quella che è una caratteristica antecedente al primo attacco si ribalterà poi per
divenire una attenzione allarmata su ogni sensazione somatica. In generale si potrebbe
parlare di una conoscenza insufficiente delle segnalazioni dell’organismo in stato
di stress, nelle quali il soggetto pur presentando livelli di attivazione, ansia,
tensione, iperventilazione elevati non riorganizza il proprio comportamento in base
ad essi, ma tenta di distrarsi, minimizza il dato e sopravvaluta le proprie capacità
di fronteggiare fisicamente la situazione. In tali circostanze si manifesta il primo
episodio di panico. Questo evento ha due aspetti rilevanti: un primo aspetto attinente
alla circostanza traumatica di sperimentare uno stato acuto di ansia costruito dal
soggetto come completamente diverso dalle “normali” esperienze finora sperimentate(
aspetto traumatico); il secondo aspetto è relativo alla acquisizione di una nuova
dimensione di conoscenza (avere gli attacchi di panico, i sintomi specifici, i sentimenti
di urgenza).

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Questi due elementi costituiscono gli ingredienti della sindrome psicologica del
disturbo. Una volta sperimentato il primo episodio, il soggetto attiverà una particolare
attenzione ai segni precoci e premonitori di un successivo attacco; in sostanza,
il soggetto sarà nuovamente in stato di ansia dovuta ad una ipervigilanza, e in 
questo stato attiverà l’atteggiamento ansioso con i noti correlati fisiologici (
tensione prolungata, iperventilazione, amplificazione delle sensazioni somatiche).
Tra il secondo e i successivi attacchi di panico si sviluppa la sindrome completa
caratterizzata da elevata anticipazione dell’ansia, ricerca attentiva dei sintomi,
iperventilazione, distorsioni cognitive (in particolare la catastrofizzazione e 
la selezione attentiva).La natura della sindrome del disturbo da attacchi di panico
è caratterizzata da un preciso circolo vizioso: l’anticipazione dell’ansia genera
ansia – lo stato di ansia conduce alle sensazioni di panico imminente – i sintomi
vengono interpretati in chiave catastrofica ed estrema – il soggetto ha un attacco
di panico. Dunque, la sindrome prende la forma di un meccanismo molto definito in
cui è possibile intervenire su ciascuno dei suoi aspetti. Un elemento importante
è il set di assunzioni su se stesso che il soggetto ha costruito nel corso degli
anni, il suo modo di avere a che fare con gli altri, di interpretare gli avvenimenti,
di fronteggiare gli ostacoli ed i problemi della vita.

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Queste assunzioni, che non sono immediatamente consapevoli, ma perlopiù automatiche,
sono vere e proprie teorizzazioni personali che influenzano e guidano il comportamento
del soggetto, fungono da coordinate di riferimento. Molto spesso, i soggetti con
attacchi di panico hanno una diminuita “soglia” per i problemi legati alla autonomia
personale (esplorazione, tolleranza, sopportazione, attribuzione di poteri interno–
esterno) e frequentemente non hanno, nel corso dello sviluppo, articolato e potenziato
questo aspetto. E’ quindi perciò possibile pensare che tali soggetti sono più esposti
ad una brusca interruzione dei propri abituali schemi e subiscono una forte invalidazione,
una confutazione della propria teoria. Naturalmente, la conseguenza di tale dato
contrastante con le proprie aspettative è tanto più negativa quanto più il soggetto
è “impoverito” nella conoscenza del proprio funzionamento e nella propria capacità
di fare delle discriminazioni (sensazioni, eventi, frustrazioni, intensità degli
ostacoli). Procedure psicoterapeutiche Il trattamento è strutturato in modo da affrontare
4 obiettivi principali:

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• esposizione graduale “in vivo”;
 • ri-etichettamento delle sensazioni somatiche;•
rilassamento e respirazione addominale frazionata; • ristrutturazione cognitiva 
delle assunzioni disfunzionali. Ognuno degli obiettivi è stato trattato come parte
a se, naturalmente discutendo con il paziente le integrazioni e le interrelazioni
tra ciascun obiettivo con gli altri. Esposizione in vivo La tecnica della esposizione
è notoriamente efficace nella riduzione dell’ansia associata a situazioni ben identificate
come fobie specifiche, agorafobia, ansia sociale (Barlow D.H. et al., 1988, 1989;
Clark, 1986, 1991; 1991; Clark D.M., Salkovskis P.M. 1991; Sanavio, 1994). La procedura
di esposizione si pone l’obiettivo di permettere al paziente di percepire e valutare
in modo “controllato” l’oggetto della propria paura. Questo metodo, se graduale,
consente al paziente di riappropriarsi di quelle funzionalità sociali e quotidiane
che ha perso a causa dei rilevanti “esitamenti” dovuti ai sintomi acuti dell’ansia
ed alla sindrome di ansia anticipatoria. Se ben disegnata, la modalità di esposizione
permette una rapida ripresa e confidenza di abilità che sono state sospese ed in
qualche caso dimenticate.

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Nel progettare ed effettuare le esposizioni deve essere ben spiegato il significato
di tali procedure e quindi ricercare la piena collaborazione del paziente ed eventualmente
di un suo familiare. Ri-etichettamento delle sensazioni somatiche La discussione
concreta sulla natura di diverse sensazioni favorisce una categorizzazione ed una
più realistica adesione ad un modello dei sintomi di ansia come effetti della sindrome
da stress. La possibilità di discutere con il paziente delle cause dei singoli sintomi,
con eventuali esempi anche calibrati sulle comuni esperienze della vita quotidiana
ha la funzione di normalizzare e “decatastrofizzare” la condizione soggettiva del
paziente (Barlow D.H. et al., 1988, 1989; Clark, 1986, 1991; 1991, 1996; Clark D.
M., Salkovskis P.M. 1991; Salkovskis P.M., Clark D., Gelder M.G.,1996; Beck A.T.,
Emery G., 1985). Rilassamento e respirazione addominale Le tecniche di rilassamento
e di educazione respiratoria hanno la funzione duplice di essere sia uno strumento“
sotto controllo” del paziente, il quale può contarci nelle situazioni quotidiane
più diverse, sia un metodo per bloccare o inibire la tendenza ad iperventilare e
quindi a produrre i sintomi caratteristici che il paziente interpreta come l’imminente
attacco di panico (Bonn J.A., Readhead C.P. A., Timmons B.H. , 1984; Clark D.M.,
Salkovskis P.M., Chalkley A.J., 1985). Ristrutturazione cognitiva Il paziente deve
essere preparato ed allenato a riconoscere i propri pensieri automatici e spontanei,
i quali possono essere molto rapidi ed istantanei e possono non lasciare più traccia
in memoria; l’allenamento nel percepire i propri pensieri ed i propri atteggiamenti
è molto importante in quanto attraverso questa procedura il paziente si rende consapevole
di come effettivamente modifica il proprio stato emotivo Beck, Emery, 1985; Clark,
1986, 1991; Mancini, 1996; Freeman et al, 1990). Da tale abilità deriva anche il
successivo lavoro di revisione e modificazione delle assunzioni generali del paziente.

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Il lavoro di riconoscimento e ricostruzione degli schemi disfunzionali (solitamente,
gli schemi più usuali e frequenti che vengono elaborati da questi pazienti fanno
riferimento a tipologie come “vulnerabilità”, “fragilità”, “mancanza di autonomia”,“
oppressione”, “incapacità di controllo personale”, “insopportazione – scarsa tolleranza
alla frustrazione”, “perfezionismo”, “elevati standards”) è la chiave del lavoro
a più lungo termine, ed in genere la parte più impegnativa del trattamento. Il paziente
prende coscienza di come ha costruito certi settori della propria esperienza e delle
spiegazioni e teorie personali che utilizza per darsi un significato. Attraverso
il lavoro sulle assunzioni disfunzionali il paziente modifica i propri schemi a 
favore di spiegazioni alternative più realistiche, adattive e concrete. Un ruolo
di rilievo è costituito dal lavoro con i familiari (o con un familiare) attraverso
il quale è possibile non solo ottenere la collaborazione per eventuali coinvolgimenti
diretti in procedure di esposizione dal vivo, come esposto più sopra, ma è utile
anche avere una collaborazione nella gestione delle relazioni in casa. Molto spesso
il paziente può essere molto richiedente e ricercare insistentemente un sostegno
nelle pratiche della propria vita quotidiana, ma nel fare ciò può assumere un atteggiamento“
doveristico” e prescrittivo nei confronti del partner o di altri familiari; in tali
casi è sempre utile informare e preparare i familiari di questo tipo di caratteristiche“
tipiche” della sindrome psicologica senza che a questo debba seguire una reazione
punitiva o svalutativa.

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

I familiari vengono preparati a essere supporti validi, affidabili, e positivi mediante
colloqui dedicati a loro, ma con la presenza del paziente. L’atteggiamento generale
è psico-educativo, con una particolare attenzione alla evidenziazione di distorsioni
cognitive ed atteggiamenti disfunzionali anche nei familiari, che vanno segnalati
delicatamente e con tatto ma pure con decisione ed atteggiamento professionale. 
Alcune tra le tipiche reazioni della famiglia al paziente ansioso (in particolare
al paziente con attacchi di panico e agorafobia) sono le seguenti: • svalutazione
delle lamentele del paziente, anche con interazioni comunicative caratterizzate 
da scherno, sarcasmo, messa in ridicolo; la minimizzazione dei problemi del paziente
è un problema che spesso si aggiunge ai problemi principali e primari della sindrome
psicologica; • reazioni punitive in risposta alla insistenza ed all’atteggiamento
irritato e prescrittivo del paziente nel volere essere aiutato (“devi aiutarmi”,“
è tuo dovere accompagnarmi”, …); • trascuratezza ed allontanamento dovuti alla difficoltà
della relazione affettiva (“non sei più come prima”, “vuoi sempre l’attenzione per
te”, “i tuoi problemi sono sempre più importanti ed urgenti dei miei”).

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Un altro aspetto importante è quello delle procedure da attuare tra una seduta e
l’altra, i cosiddetti “compiti per casa” o homeworks. E’ utile insistere sulla necessità
di attuare i compiti in quanto molto spesso il lavoro progettato ha un senso preciso
ed il suo risultato è necessario per la continuità del trattamento. Gli specifici
compiti sono progettati in collaborazione con il paziente e consistono frequentemente
in diari di registrazione di elementi-bersaglio, o diari di automonitoraggio, o 
in schede di analisi delle cognizioni associate agli eventi contingenti. Metodologia
della ricerca Disegno La ricerca è stata caratterizzata da uno doppio schema: il
primo di confronto diretto interno dovuto al tipo di valutazione prescelta consistente
nell’andamento sintomatologico sulla base di un test normativo (SCL90); il secondo
di confronto esterno con un gruppo di controlli clinici. La valutazione degli esiti
è stata caratterizzata principalmente dalla valutazione degli andamenti psicometrici
del test, somministrato a scansione predeterminata.

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Strumenti Lo strumento prescelto è stato il Sintoms Check List 90 items di De Rogatis
e collaboratori, per le buone qualità di praticità, precisione sintomatologica degli
items, velocità di somministrazione e scoring, fedeltà, validità rispetto all’esame
clinico. Il test consiste di 90 items sintomatologici raggruppati nelle seguenti
scale: Somatizzazione, Ossessioni, Sensitività, Depressione, Ansia, Ostilità, Ansia
Fobica, Ideazione Paranoidea, Psicoticismo, Sleep (disturbi del sonno), Neu (indice
di nevroticismo generale). La buona maneggevolezza dello strumento ha permesso di
usarlo con una scansione di 15 giorni. Dati L’esame dei risultati è consistito nel
confronto diretto interno dei punteggi del campione, e nel calcolo della significatività
dello scarto tra la prima e l’ultima somministrazione. Tale semplice metodologia
è direttamente discendente dall’impianto lineare della ricerca, in quanto il criterio
di confronto esterno (i soggetti normali) è definito in partenza come tutti i soggetti
con un profilo nel SCL90 non significativo; mentre il criterio di confronto interno(
re-test sugli stessi pazienti) è dato dallo scarto
 nel corso dell’andamento della
terapia. Come criterio comparativo per il confronto esterno è stato selezionato 
il piccolo campione di pazienti seguiti con Visite di Controllo, ma senza effettuare
sedute di psicoterapia.

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Campione Il campione della ricerca è composto da due gruppi: uno di soggetti in 
trattamento psicologico e uno di controlli clinici. Il campione dei soggetti è composto
da 27 pazienti con diagnosi di Attacchi di Panico con o senza Agorafobia (DSM IV)
valutati con la SCID-P e II, e con il SCL90. Tali soggetti sono stati selezionati
in base ad un criterio temporale (tutti quelli che in un certo periodo seguivano
la psicoterapia). Come gruppo di controllo clinico è stato utilizzato un campione
di 31 pazienti in terapia farmacologica equivalente al regime farmacologico del 
campione sperimentale, ma che seguivano visite di controllo mediche invece delle
sedute di psicoterapia. Per il numero esiguo dei soggetti sperimentali e di controllo
tale ricerca si pone più come uno studio pilota controllato che come uno studio 
di efficacia definitivo. Risultati Il presente studio controllato ha dimostrato 
con un alto livello di significatività (p < 0.001) che il trattamento cognitivo –
comportamentale è particolarmente efficace sui sintomi di ansia acuta, panico e 
agorafobia. In particolare, le valutazioni effettuate con il SCL90 hanno evidenziato
che il profilo caratteristico dei pazienti con disturbo di panico ed agorafobia 
comprende una forte elevazione delle scale di ansia Fobica, Ansia, Somatizzazione
e Depressione. Oltre a tali scale sono presenti anche altri raggruppamenti sintomatologici,
che però hanno una minore intensità ed una maggiore variabilità. Il calcolo della
deviazione dalla media ha rilevato che il piccolo gruppo di soggetti, sia sperimentali
che di controllo, era rappresentato sufficientemente dal valore medio (ds media 
delle scale = 9.78); la scala più variabile è risultata essere la Ideazione Paranoide
con una deviazione di 15.2 mentre la meno variabile è stata l’Ansia Fobica con una
deviazione di 5.9.

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Il confronto tra i profili è ampiamente dimostrativo dell’effetto del trattamento
sui soggetti del gruppo di controllo clinico. Lo studio ha coperto un periodo di
oltre 90 giorni di valutazione con il SCL90, ma il trattamento in alcuni casi si
è prolungato per successivi obiettivi che i soggetti erano propensi a proporre. 
Non si sono verificati attacchi di panico durante il resto del trattamento, né durante
il corso delle procedure cognitivo – comportamentale dopo i primi 30 giorni. Conclusioni
Il trattamento cognitivo – comportamentale si è dimostrato efficace in una vasta
e corposa serie di ricerche sulla valutazione degli esiti delle psicoterapie cognitive
e cognitivo – comportamentali e delle psicoterapie in genere (Hollon S.D., Beck 
A.T., 1994; Emmelkamp P.M.G., 1994; Barlow D.H. et al., 1988, 1989; Clark, 1986,
1991; 1991; Clark D.M., Salkovskis P.M. 1991; Kosko J, Barlow D.H., Toussinari. 
R.B., Cerny J., 1990; Mattick R.P., Andrews G., Hadze-Pavlovic D., Christensen H.,
1990). L’approccio presentato in questo studio è cognitivo – comportamentale in 
quanto è composto, oltre ai classici interventi di ristrutturazione cognitiva, di
procedure attive e sul campo, di esercizi e di allenamento; lo sfondo di tale approccio
è più esattamente cognitivista “standard”, nel significato correntemente utilizzato(
Beck A.T., Emery G., 1985). Le applicazioni di tale approccio sono diverse ma, come
è possibile dedurre da tale lavoro e da altri simili, è la caratteristica di essere“
tailored” cioè tagliati su misura del problema (o del tipo generale di disturbo)
a caratterizzarne maggiormente la tipologia; tale lavoro si è focalizzato proprio
sul Disturbo da Attacchi di Panico con o senza Agorafobia.

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Riguardo questo disturbo sia l’approccio cognitivo (soprattutto Beck e collaboratori)
e quello cognitivo – comportamentale (Barlow, Emmelkamp, Clark) sono stati da molti
anni indicati come trattamenti di prima scelta, ed inoltre hanno coperto la gran
parte degli studi sulle procedure efficaci nel settore dei disturbi d’ansia. Molti
autori cognitivisti hanno sviluppato particolarmente il lavoro sulla ristrutturazione
degli schemi disfunzionali in diverse modalità; ad esempio: come ricostruzione della
storia di vita, come correzione di distorsioni cognitive di contenuto generale, 
come modificazione di atteggiamenti in seduta (hot cognition), come ridiscussione
e ridecisione di piani di scopi a medio e lungo termine, ed altri ancora. In un 
senso lievemente diverso altri autori cognitivisti hanno sviluppato il lavoro sui
disturbi di ansia acuta come una specie di sintomo tra i tanti di organizzazioni
di personalità specifiche (Sassaroli e Lorenzini, 1995) o tendenzialmente generali(
Guidano, 1988; Bara, 1996; Reda, 1986). Il punto di vista del presente lavoro tende
più specificamente a definire il disturbo acuto come il risultato di un meccanismo
composto da diverse parti e da certi meccanismi cognitivi (Mancini, 96); tali aspetti
specifici sono anche il target del trattamento: non si considera il panico come 
il precipitato di costrutti definiti (ad esempio “forte – attaccato versus debole–
autonomo” o “vulnerabile” o anche “malato”) ma si studia il meccanismo, composto
spesso anche dalla presenza di tali costrutti o schemi, come non specifico di un
modo di essere strettamente definito.

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In questo senso non si è tenuto conto, nel campionamento, della presenza di variabili
più strettamente personologiche (il che può sempre essere fatto in futuro). Il disturbo
da ansia acuta e panico può manifestarsi in diverse organizzazioni personologiche
non per questo i soggetti sono “fobici” come cluster personologico (ad esempio il
cluster C del DSM IV). Nel presente studio si è evidenziato tuttavia un andamento
nello stile dei pazienti studiati, e tale caratteristica pur senza essere stata 
riportata tra i dati della ricerca può essere sintetizzata come segue: intolleranza
alle difficoltà, minore capacità di tollerare punti di vista diversi (anche nelle
discussioni), tendenziale assolutismo e perfezionismo nelle mete personali, stile
sportivo ed attivo nella adolescenza. Tali caratteristiche, che non sono ovviamente
dei tratti predisponenti né delle stigmate personologiche, devono essere più dettagliatamente
studiati ai vari livelli di descrizione della psicopatologia: da tali dati potrebbe
derivarne anche una smentita del presente punto di vista. Stress psicosociale Il
concetto di stress psicosociale si riferisce a quel complesso di stimoli interni
ed esterni che per il soggetto sono significativi, quali l’abbandono, la perdita
di familiari, i cambiamenti di lavoro etc.

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Quando sono vissuti come minaccia, danno origine a meccanismi difensivi e concomitanti
fisiologici quali il modificare qualità ed intensità delle emozioni, precipitare
in un processo somatico patologico e mettere in moto i meccanismi difensivi dell’Io.
Stress ambientali, danno risposte neuromuscolari vegetative e neuroumorali. La risposta
dell’organismo allo stress, ha valore di conservazione, ma se viene mantenuta troppo
a lungo si avranno risvolti negativi. Chiedere aiuto ad un terapeuta è una risposta
psicologica alla malattia. La persona che è sotto stress, ha una grossa incapacità
di descrivere con parole i propri sentimenti. Si pensa che gli stimoli delle pulsioni,
non giungano a livello corticale, ma vengono elaborate a livello talamico. Secondo
la scuola psicodinamica francese, il paziente con stress quindi psicosomatico, a
causa di un precoce disturbo di una relazione con la madre, non ha sviluppato la
capacità di formulare sentimenti, o di sviluppare fantasie, per gratificare pulsioni
istintuali, quindi il sintomo psicosomatico, è la conseguenza di una mancata capacità
di fantasia. Fantasie che sono l’origine protettiva contro il pericolo che il corpo
si ammali.

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Autopreoccupazione Introduzione Per Ansia da prestazione, si vuole intendere qualsiasi
tipo di esame che ci si trova ad affrontare nel corso dei diversi stadi della vita,
dal momento in cui ci viene richiesto di: camminare presto, parlare, essere bravi
a
 scuola, imparare le lingue, la matematica, essere il migliore nello sport, il
più brillante con gli amici, la mamma migliore, il compagno speciale, nel lavoro
le competizioni, le prove etc. La concezione di ansia si rifà all’apprendimento 
sociale. Essa mira a spiegare gli effetti prodotti dall’autopreoccupazione sull’attenzione
che il soggetto rivolge verso gli indirizzi percettivi, sull’elaborazione delle 
informazioni e sul comportamento overt (manifesto). L’ansia è vista dunque come 
un tipo di autopreoccupazione caratterizzata da dubbi e svalutazioni nei propri 
confronti, le autopreoccupazioni costituiscono il nucleo che rende possibile lo 
sviluppo del comportamento disadattivo. La teoria cognitivista, che si fonda sull’apprendimento
sociale, è finalizzata in modo particolare a spiegare i processi cognitivi e l’attività“
covert” (nascosto) di soluzione dei problemi che si verificano prima, durante e 
dopo il comportamento manifesto. Essi sono probabilmente il prodotto della storia
individuale, svolgendo il ruolo di mediatori tra l’esperienza ed il comportamento.

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Le persone altamente ansiose, hanno la tendenza a rinchiudersi in se stessi durante
lo stress valutativo (ansia da prestazione), anche se la direzione assunta dall’attenzione
non è sempre costante. Pertanto l’equilibrio tra le preoccupazioni rivolte verso
se stesso e la sensibilità verso gli indizi esterni, quali il comportamento del 
modello, tende a variare in funzione dell’intensità dello stress valutativo, delle
caratteristiche del compito e delle dimensioni interpersonali della situazione nella
quale la prestazione ha luogo. (prestazione di ogni genere, es. esami colloqui di
lavoro sport abilità particolari ecc.). Un fattore molto importante come abbiamo
accennato sopra è quello delle preoccupazioni e autopreoccupazioni del soggetto;
l’individuo preoccupato, infatti, è preso dai suoi pensieri. Le preoccupazioni possono
includere timori molto sofisticati, quali quelli per il futuro dell’umanità, per
la carenza di cibo nel mondo ecc., oppure molto banali quali quelli per serpenti
o per l’insuccesso scolastico. Oltre ai timori vi è anche la collera contro ingiurie
ed insulti percepiti come tali; nelle autopreoccupazioni, l’individuo pensa solo
a se stesso; perciò queste possono interferire nel processo di elaborazione delle
informazioni in tre diversi punti:

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

• attenzione prestata agli indizi percettivi;
 • codificazione e trasformazione 
di questi dati; • scelta delle risposte. Le preoccupazioni cognitive della persona
in collera possono interferire con una realistica percezione degli indizi ambientali,
con la loro interpretazione e con la possibilità di assumere decisioni nei loro 
confronti. Analogamente, la persona presa dalle sue fantasie private può trovarsi
impedita nel far funzionare correttamente il processo relativo all’elaborazione 
delle informazioni in ognuna di queste tre fasi. Le autopreoccupazioni ansiose poi
consistono in una percezione più accentuata dei propri difetti e delle proprie lacune.
La persona ansiosa teme i pericoli, le minacce e soprattutto la propria incapacità
ad affrontarle. La componente delle autopreoccupazioni dipende dalle abilità che
una persona possiede nell’affrontare i pericoli e le minacce. Coloro che presentano
un livello elevato di ansia tendono a prevedere minacce e pericoli e ad essere per
questo fortemente preoccupati. Come abbiamo visto quindi l’autopreoccupazione – 
ansia da prestazione, influenza l’elaborazione dei dati. Ansia da esame Vari ricercatori
hanno concepito l’ansia per l’esame come una tendenza a produrre delle risposte 
centrate su se stessi; questa interpretazione mette in evidenza due diverse componenti:
la prima consiste nella reattività neurovegetativa (sudorazione, accelerazione del
battito cardiaco ecc.); la seconda fa riferimento a delle affermazioni che l’individuo
rivolge a se stesso mentre sta facendo l’esame, del tipo: “Sono proprio uno stupido!”,
oppure “Forse non ce la farò” ecc.

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

E’ ragionevole assumere che il fatto di dire queste cose durante l’esame interferisca
pesantemente con l’attenzione la quale deve essere invece orientata al compito, 
indipendentemente dal fatto che esso richieda l’apprendimento oppure il recupero
di una risposta a determinate domande. Tali preoccupazioni richiedono l’attenzione,
stimolando contemporaneamente attività emozionali. Wine ha indicato nell’addestramento
attentivo un mezzo per ridurre gli effetti negativi dell’ansia per l’esame. Il suo
approccio si fonda sulla possibilità di trasmettere ai soggetti delle istruzioni
mediante le quali essi imparano a prestare attenzione ai comportamenti rilevanti.
Si è notato che soggetti particolarmente ansiosi nei confronti dell’esame venivano
sensibilmente aiutati da tale forma di addestramento. Nelle ricerche più recenti
si è partiti dall’individuazione delle differenze per quanto riguarda la direzione
data all’attenzione da gruppi caratterizzarti da livelli diversi di ansia d’esame
per sviluppare metodi in grado di facilitare la protezione della persona ansiosa.
Un filone di ricerche orientate a studiare gli effetti di alcuni tipi di messaggi
trasmessi ai soggetti prima della prova, ha fatto rilevare che: fornire istruzioni
neutrali o rassicuranti prima della prova facilitava la prestazione dei gruppi più
ansiosi, ma si è notato anche che queste stesse condizioni possono produrre effetti
negativi nei gruppi a basso livello di ansia per l’esame. Sembra infatti che la 
rassicurazione, nella quale si mette in luce il fatto che la prova non è così importante,
tende a diminuire lo sforzo dei soggetti con un basso livello di ansia.

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Un altro filone di ricerca è stato orientato a studiare gli effetti prodotti dal
modellamento sulla presentazione. In un esperimento, che mostra il ruolo formativo
con tecniche di modellamento, il nucleo è dato dal ruolo del modello che non veniva
però usato per mostrare le risposte volte a migliorare la prestazione degli osservatori.
Al contrario, il modello descrive il modo in cui egli reagisce alla situazione di
esame e di valutazione. Considerato che la paura della valutazione è un fattore 
significativo quando si mettono a confronto gruppi differenti nei confronti dell’ansia
per l’esame, nell’esperimento è stata introdotta come variabile indipendente l’attivazione
di un orientamento al successo. La situazione di modellamento avveniva prima che
venisse fornita ai soggetti l’istruzione. Le condizioni di modellamento erano cinque:

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Modello ansioso che però supera la situazione d’ansia – Il modello afferma di avere
un livello elevato di ansia ma descrive il modo in cui riesce a superarla (ad esempio
concentrandosi sul compito).
 Ansioso incapace di superare l’ansia – Il modello 
afferma di avere molta ansia e di non sapere cosa fare per superarla. Modello con
un basso livello d’ansia – Il modello afferma di non essere preoccupato nei confronti
dell’esame Modello neutro – Il modello parla della sua vita all’università (i soggetti
sono modelli universitari). Controllo – Lo sperimentatore procede direttamente ad
assegnare il compito. L’interazione fra paura dell’esame ed istruzioni indica che
è evidente la superiorità dei soggetti con un basso livello d’ansia in condizioni
non sfidanti, in assenza delle quali i livelli di presentazione dei gruppi, differenti
per quanto riguarda l’ansia d’esame sono del tutto equiparabili. Si riscontra quindi
che la media maggiore è stata ottenuta da soggetti che hanno avuto un modello ansioso
ma abile. Ciò indica che le persone con un elevato livello di ansia per l’esame 
sono molto ricettive nei confronti delle informazioni che passano attraverso il 
modello, il quale si mostra capace di superare tale problema. Attraverso un’altra
ricerca si è potuto constatare che: gli studenti con un basso livello d’ansia tendono
ad attribuire la responsabilità a fattori esterni (“E’ stato un esame sfortunato”),
mentre gli studenti con un elevato livello d’ansia per l’esame attribuiscono a se
stessi la colpa dell’insuccesso (“Mi sono confuso”).

### ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Dato che l’attribuzione a fattori esterni (per esempio la rabbia diretta nei confronti
dell’insegnante) ed a fattori interni (auto-accuse) interferiscono con l’attenzione,
la quale deve essere invece orientata verso il compito, è necessario indagare in
modo più preciso e sistematico sugli effetti interferenti prodotti da entrambe le
situazioni. In base alle ricerche nelle quali si è studiato l’effetto prodotto dal
modellamento sull’ansia d’esame, si è pervenuti alla conclusione secondo la quale
i soggetti altamente ansiosi hanno la tendenza a rinchiudersi in se stessi durante
lo stress valutativo.
   Tratto da farmasalute.it

 

ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

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